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2 ott 2019

utti in visita al Gambero di fiume. Perchè la Lombardia fa scuola, in tema di biodiversità. Il 2 e il 3 ottobre Regione Lombardia ospita infatti i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e delle Regioni Abruzzo, Lazio, Molise e Sardegna, in una visita di studio e scambio di best practice in materia di natura e biodiversità che avrà come focus il progetto Europe LIFE GESTIRE2020.

Le visite e gli obiettivi

L’agenda degli incontri prevede ad esempio l’analisi della sperimentazione di due modelli innovativi di governance lombarda: il modello del Parco Oglio Sud e quello dell’Oltrepò Pavese. Ma anche la visita sul campo ad aree d’intervento del progetto, in particolare per le azioni di conservazione dei Chirotteri e del gambero di fiume (a cura di Regione Lombardia e di ERSAF) nella Riserva Naturale Valpredina e Comune di Cenate Sotto (BG).

Regione Lombardia rappresenta dunque un punto di riferimento per gli enti locali in materia di buone pratiche sulla biodiversità: è infatti la prima regione italiana ad avviare l’applicazione di una strategia integrata per la conservazione della biodiversità e per la tutela degli habitat e delle specie particolarmente minacciate o rare, appunto tramite LIFE GESTIRE2020, finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del Programma LIFE+.

Il progetto punta su capacity building e governance, sul miglioramento dello stato di conservazione di habitat e specie, sull’incremento della consapevolezza sul valore di Rete Natura 2000. Ovvero la rete ecologica di aree protette più vasta al mondo, istituita dall’Unione Europea per tutelare gli habitat naturali e le specie di flora e fauna minacciate o rare, e per garantirne la sopravvivenza a lungo termine secondo quanto indicato dalle direttive “Habitat” e “Uccelli”.

Natura 2000

In Lombardia la rete Natura 2000 conta 245 siti tra Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e Zone di Protezione Speciale per l’Avifauna (ZPS), che tutelano 57 habitat di interesse comunitario e 161 specie di flora e fauna, di cui 87 di uccelli.

Investimenti diretti dei fondi LIFE europei, integrazione con altri fondi regionali e vision di lungo periodo: è questo il punto di forza del progetto LIFE GESTIRE2020, che oltre alla disponibilità finanziaria (più di 17 Milioni di euro, di cui circa 10 Milioni a carico dell’Unione Europea) e alla lunga durata (8 anni) prevede l’integrazione dei fondi e delle politiche per raggiungere gli obiettivi previsti, come ad esempio fondi del Programma di Sviluppo Rurale e del Fondo Sociale Europeo, il fondo regionale Aree Verdi e i finanziamenti di Fondazione Cariplo.

Altre informazioni sul progetto e su Natura 2000 a questo link.

 

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1 ott 2019

Innovazioni tecnologiche, economia circolare, stretta collaborazione con gli stakeholder.

Questi i ‘fari’ che secondo la sua mission devono orientare Syndial, la società per il risanamento ambientale del colosso del petrolchimico ENI attiva su bonifiche, gestione rifiuti, sviluppo del waste to fuel con tecnologia proprietaria, trattamento rifiuti, trattamento delle acque.

Innovazioni tecnologiche, economia circolare, stretta collaborazione con gli stakeholder sono anche tra i ‘pilastri’ del Protocollo per lo Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia, reso operativo dalle prime 54 firme del 18 settembre. Tra queste appunto quella dell’AD di Syndial, Paolo Grossi, per conto di ENI.

In questo video dunque Grassi spiega quale vuole essere il contributo di ENI alla transizione energetica:

Maggiori informazioni su Syndial a questo link.

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30 set 2019

Sarà pubblicato ai primi di ottobre il bando che a partire dal 15/10 consentirà di presentare domanda per accedere al contributo - fino a 8 mila euro - per la sostituzione dei veicoli inquinanti.

“Per il periodo 2019-2020 - ha annunciato l’assessore regionale all’Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo nel corso del convegno E-mob a Palazzo Lombardia - abbiamo stanziato 26,5 milioni di euro: 8,5 milioni di euro sono destinati alle imprese e 18 milioni sono destinati ai cittadini”.

Serve cambio di mentalità

“Questa rivoluzione - ha aggiunto - deve passare attraverso un cambio di paradigma: l’auto elettrica deve diventare parte di un nuovo modello di trasporto che riduca il numero di veicoli in circolazione e questo passa inevitabilmente per la condivisione. In questo si innesta anche la modifica dell’uso del veicolo nelle flotte aziendali e il potenziamento del TPL (il Traporto Pubblico Locale, ndr)”.

“Anche in questa prospettiva - ha spiegato ancora l’assessore - Regione Lombardia ha previsto un pacchetto di incentivi, nei quali sono compresi anche i veicoli elettrici, che consentirà ai cittadini lombardi e alle imprese di sostituire il proprio veicolo inquinante. Migliorare la qualità dell’aria è una nostra priorità. Stiamo adottando nel tempo politiche realiste che favoriscono gli spostamenti dei cittadini, e nello stesso tempo guardano a una mobilità sempre più green”.

“I processi di transizione verso assetti maggiormente virtuosi - ha aggiunto l’assessore alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile, Claudia Maria Terzi - devono essere sostenuti con convinzione dalle istituzioni. È quello che stiamo facendo per agevolare la diffusione della mobilità elettrica. Penso all'attivazione del bando dedicato ai privati per incentivare la diffusione di punti di ricarica privata per veicoli elettrici’, ovvero le strutture per la ricarica domestica: iniziativa che ha ottenuto un ottimo riscontro. Penso al bando Pnire, che consentirà di cofinanziare colonnine di ricarica in molti Comuni lombardi”.

Allo stesso tempo, Regione Lombardia ha reso strutturale l’esenzione dal pagamento della tassa automobilistica per le vetture elettriche.

I destinatari del bando

Il bando si rivolge a oggetti privati residenti in Lombardia, che radiano per demolizione un autoveicolo per il trasporto persone a benzina fino a euro 2 o diesel fino ad Euro 5, oppure radiano per esportazione all’estero un autoveicolo diesel per il trasporto persone Euro 3, euro 4 o euro 5 e acquistano, anche nella forma del leasing finanziario, un’autovettura di nuova immatricolazione o già immatricolata in grado di garantire bassissime emissioni di inquinanti.
È necessaria inoltre la presenza, sul contratto d'acquisto del nuovo autoveicolo, di uno sconto di almeno 12 per cento sul prezzo di listino oppure in alternativa per i soli veicoli elettrici puri di un importo pari ad almeno 2.000 euro.
Sono ammessi anche gli interventi (radiazione e acquisto) effettuati prima dell’avvio della presente misura ma successivi alla data del 2 agosto 2018 (data di approvazione della delibera n.449/2018 che ha introdotto nuove limitazioni della circolazione dei veicoli inquinanti).

La misura si rivolge però anche alle PMI, con meno di 250 dipendenti e un fatturato che non superi i 50 milioni di euro, con sede anche operativa in Lombardia ai sensi dei Regolamenti CE 1407/2013 (aiuti 'de minimis') e 651/2014 (aiuti in materia di tutela ambientale. Per accedere al contributo, è sempre necessaria la contestuale radiazione per demolizione o per esportazione all’estero di un autoveicolo inquinante e la presenza, sul contratto d'acquisto del nuovo autoveicolo, di uno sconto di almeno 12% sul prezzo di listino.

I contributi

Per quanto le autovetture private, a fronte della radiazione di un’autovettura di categoria M1, fino a Euro 2 con alimentazione a benzina e fino a euro 5 con alimentazione diesel, è possibile ricevere un contributo da 2 mila a 8 mila euro a seconda dei valori emissivi: 8 mila euro per vetture con emissioni di CO2 pari a zero, da e 6 mila a 4 mila, a seconda delle emissioni di NOx, per vetture con emissioni di CO2 fino a 60 g/km, da 5 mila a 3 mila euro , a seconda delle emissioni di NOx, per vetture con emissioni di CO2 maggiori di 60 g/km fino a 95 g/km e, in ultimo da 4 mila a 2 mila euro, a seconda delle emissioni di NOx, per vetture con emissioni di CO2 maggiori di 95 g/km fino a 130 g/km.

Per quanto riguarda i veicoli destinati alle imprese, i contributi variano da 2 mila a 20 mila euro a seconda della categoria emissiva del veicolo. Per i veicoli 'pesanti' Euro VI, anche con criteri incentivanti rispetto all'utilizzo di combustibili alternativi, mentre per i veicoli ‘leggeri’ Euro 6 il contributo è basato sulle emissioni di CO2 (ciclo NEDC) e sulle emissioni di NOX (RDE) PM10.

 

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30 set 2019

Il presidente degli industriali lombardi Marco Bonometti lo ha ripetuto in più di un’occasione: la sostenibilità è oggi la via maestra per lo sviluppo del territorio.

Una convinzione che ha portato Confindustria Lombardia, ad esempio, a partecipare all’Osservatorio Economia Circolare istituito dall’assessorato regionale all’Ambiente. E ora, il 18 settembre, a essere tra le prime 54 associazioni a sottoscrivere il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile di Regione Lombardia.

A firmarlo Matteo Dell’Acqua, da settembre 2018 alla guida dei Giovani Imprenditori lombardi, che in questo video racconta le ragioni dell’adesione:

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27 set 2019

“I territori si incontrano alla ‘Climate Week’ di New York: la lotta al cambiamento climatico può partire dal basso, dai territori, spesso modelli di sviluppo improntati sull’economia circolare e sostenibile”.

Così l’assessore all'Ambiente e Clima di Regione Lombardia Raffaele Cattaneo, che alla ‘Climate Week’ ha portato l’esempio degli impegni assunti da Regione Lombardia nell’ambito di un incontro in cui si è discusso delle azioni Stati, Regioni, Città e imprese possono compiere per contrastare il cambiamento climatico, portando l'esempio degli impegni assunti da Regione Lombardia.

Efficientamento energetico degli edifici

“Una delle azioni principali per contrastare il cambiamento climatico è il lavoro sull’efficientamento energetico degli edifici - ha ricordato Cattaneo -. L’energia più economica e pulita è infatti quella che non si consuma e il nostro obiettivo è ridurre le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 e dell’80% entro il 2050 sui valori del 2005, e ridurre il consumo dell’energia totale del 10% entro il 2020. Il 42% del consumo totale di energia in Lombardia avviene dagli edifici”.

L’anticipo sugli standard europei

 “In Lombardia - ha ricordato l’assessore regionale all’Ambiente - abbiamo applicato gli standard europei con 5 anni di anticipo: infatti dal 2016 le nuove costruzioni devono essere autosufficienti (nZeb) dal punto di vista energetico. Inoltre, il contributo della nostra regione allo sviluppo delle fonti rinnovabili per il Paese è significativo e ha già raggiunto e superato gli obiettivi assegnati dallo Stato al 2020. Basti pensare che il 25% della produzione idroelettrica italiana si fa in Lombardia. La nostra Regione è caratterizzata da maggiori consumi di energia da fonti rinnovabili - ha proseguito l'assessore -, è al secondo posto per potenza fotovoltaica installata e si caratterizza per l’alta penetrazione delle installazioni su edificio. Gli impianti fotovoltaici collocati su edifici con potenza inferiore ai 20 kW, costituiscono quasi il 90% del parco fotovoltaico regionale e rappresentano il 25% di potenza complessiva installata sul totale regionale”.

Gli investimenti sugli edifici

Cattaneo si è poi soffermato sul lavoro svolto per aumentare l’efficientamento energetico negli edifici pubblici: “Nei piccoli Comuni - ha ricordato - abbiamo potuto finanziare interventi di efficientamento energetico in 102 edifici pubblici (soprattutto uffici), con un investimento di 21 milioni di euro. Nelle grandi città invece sono stati finanziati 32 interventi soprattutto in scuole e impianti sportivi con un investimento pari a 43 milioni di euro, parte dei quali sono stati utilizzati per promuovere interventi di architettura sostenibile”.

Trasparenza con l’inventario delle emissioni

“Responsabilità e trasparenza sono le basi con cui possiamo costruire un rapporto di fiducia con i cittadini - ha chiosato Cattaneo - e coinvolgerli in azioni che guardano al cambiamento climatico. In Lombardia, in campo ambientale abbiamo costruito questo rapporto di fiducia rendendo disponibili tutti i dati che riguardano le emissioni climalteranti, sono disponibili infatti sia un inventario delle emissioni INEMAR, sia un catasto energetico.”.

L’Osservatorio economia circolare

 Durante il suo intervento Cattaneo ha anche ricordato che in Regione Lombardia “con l'Osservatorio Economia Circolare e Transizione Energetica abbiamo aperto un dialogo tra Istituzioni, imprese, parti sociali, Università, associazioni ambientali, un modo per dare attuazione concreta agli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. E grazie a questo dialogo aperto - ha concluso  - abbiamo potuto avviare siglare Protocolli di collaborazione sull’economia circolare anche direttamente con le imprese, prima fra tutte l’Eni”.

 

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27 set 2019

C’è anche l’impegno di oltre 1.400 comuni del territorio in calce al Protocollo per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritto il 18 settembre - alla vigilia della Climate Week - a Palazzo Lombardia. Tra le prime 54 adesioni figura infatti quella dell’ANCI (l’associazione dei comuni italiani) della Lombardia, rappresentata dal presidente Virginio Brivio, sindaco di Lecco.

Un contributo prezioso, quello dell’ANCI, per il radicamento sul territorio dei temi legati a sostenibilità, economia circolare, transizione energetica, mobilità elettrica e condivisa.

Lo spiega in questo video proprio Brivio, riconoscendo la necessità e la disponibilità a un cambiamento nell’organizzazione stessa dei municipi:

Anche l’ANCI dunque come l’assessore regionale all’Ambiente Cattaneo caldeggia una mobilitazione ‘dal basso’, per politiche davvero efficaci nella costruzione di un diverso modello di sviluppo.

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26 set 2019

È on line su questa piattaforma il Questionario per la consultazione pubblica, lanciata da Regione Lombardia per costruire la propria Strategia per lo Sviluppo Sostenibile insieme a stakeholder e cittadini interessati al tema. Per rispondere c’è tempo fino all’11 novembre, compilando il form a questo link.

Un tema sempre più centrale, anche nell’agenda politica: proprio in questi giorni a New York l’ONU promuove un summit sui 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile fissati dall’Agenda 2030, il piano di azioni sottoscritto nel 2015 da 193 Paesi membri.

Il coordinamento dell’attuazione dell’Agenda 2030 in Italia è affidato a una Strategia nazionale dedicata, a cui i territori sono chiamati a dare il proprio contributo. Con un apporto che sarà fondamentale, perché a detta degli stessi promotori proprio sui territori si giocherà l’effettiva realizzazione degli SDGs (Susteinable Development Goals: leggi qui l’elenco).

Per definire i possibili percorsi di Sviluppo Sostenibile e le azioni correlate da inserire nella propria Strategia, Regione Lombardia punta dunque su un approccio bottom-up.

Un’iniziativa che si inserisce nel solco della sussidiarietà e del coinvolgimento degli stakeholder di cui Regione intende farsi portavoce anche su altri temi, come quelli dell’innovazione e della ricerca. La Sostenibilità, peraltro, è anche uno degli 8 ecosistemi individuati dal PST – Programma Strategico Triennale per la Ricerca, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico di Regione.

Da qui nasce il questionario, predisposto dalle Direzioni Generali Ambiente e Clima e Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione, con il supporto dei 10 membri internazionali del Foro Regionale per la Ricerca e l’Innovazione e dei Cluster Tecnologici Lombardi Fabbrica Intelligente (AFIL) e Chimica Verde (LGCA), competenti su questi temi e già in contatto con le realtà più attive in questo ambito.

Il questionario, la cui compilazione richiede circa un quarto d’ora, si rivolge a imprese, associazioni, enti pubblici, enti di ricerca e incubatori ma anche singoli cittadini per chiedere loro su quali ambiti di intervento punterebbero maggiormente.

In particolare la consultazione interessa economia circolare e bioeconomia: per fare un esempio, in quest’ultimo campo si può indicare se si ritiene più produttivo incentivare la creazione di bioraffinerie, piuttosto che la riconversione di aree industriali o dismesse o ancora la stesura di un piano regionale per gli acquisti verdi.

Altre domande vertono invece sull’incidenza dei temi di sviluppo sostenibile sulla propria quotidianità, per restituire una fotografia accurata e attuale dei bisogni della società lombarda e dell’impatto di questo nuovo approccio su cittadini e mondo produttivo.

Le iniziative

La parola passa dunque ai cittadini. I risultati della consultazione verranno poi pubblicati sempre su questa piattaforma.

La Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile è prevista dal Programma Regionale di Sviluppo della XI Legislatura e andrà approvata entro il 2020.

Tra i passi più rilevanti compiuti in questa direzione c’è anche il Protocollo lombardo per lo sviluppo sostenibile, sottoscritto dalle prime 54 associazioni il 18 settembre a Palazzo Pirelli alla presenza del presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana. Il documento impegna gli aderenti ad assumere iniziative in prima persona, formalizzandole in sede regionale entro la fine dell’anno.

Il Protocollo rimane aperto alla sottoscrizione di altri soggetti anche nei prossimi mesi.

Leggi di più qui.

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26 set 2019

Anche le banche lombarde scendono in campo con alcuni impegni per una maggiore sostenibilità delle proprie attività.

Lo ha spiegato Osvaldo Ranica, alla guida della commissione ABI (Associazione Bancaria Italiana), che a nome dell’associazione ha sottoscritto a Palazzo Pirelli il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile, lo scorso 18 settembre, insieme ad altre 53 sigle.

In questo video dunque Ranica spiega grazie a quali azioni anche il mondo bancario è sempre più ‘green’. Un mondo che, sottolinea, pur se non si è mosso tra i primi in direzione di un nuovo modello di sviluppo oggi è pronto a “passi importanti”:

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26 set 2019

Anche le banche lombarde scendono in campo con alcuni impegni per una maggiore sostenibilità delle proprie attività.

Lo ha spiegato Osvaldo Ranica, alla guida della commissione ABI (Associazione Bancaria Italiana) della Lombardia, che a nome dell’associazione ha sottoscritto a Palazzo Pirelli il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile, lo scorso 18 settembre, insieme ad altre 53 sigle.

In questo video dunque Ranica racconta grazie a quali azioni anche il mondo bancario è sempre più ‘green’. Un mondo che, sottolinea, pur se non si è mosso tra i primi in direzione di un nuovo modello di sviluppo oggi è pronto a “passi importanti”:

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25 set 2019

La sottoscrizione del Protocollo lombardo per lo Sviluppo sostenibile è “una tappa importante”, non solo a livello locale.

Lo spiega in questo video Giovanni Camilleri, già funzionario ONU esperto di questi temi, intervenuto il 18 settembre alla firma del Protocollo a Palazzo Pirelli:

Per conoscere nei dettagli i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) clicca qui.

 

 

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24 set 2019

Anche l’assessore regionale allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli ha tenuto a battesimo la firma del Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile.

In questo video, Mattinzoli sottolinea come ormai la sostenibilità non debba più essere intesa solo in senso limitativo, come ‘costrizione’ rispetto alla crescita economica:

 

 

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23 set 2019

Quella della firma del Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile del 18 settembre a Palazzo Pirelli - presente il governatore Attilio Fontana - è una tappa importante verso un nuovo modello di crescita. E verso un nuovo ruolo per la Lombardia, come territorio e come Regione. Lo spiega in questo video l’assessore regionale ad Ambiente e Clima Raffaele Cattaneo:

Proprio l’assessorato di Cattaneo è stato promotore del Protocollo, iniziativa approvata dalla giunta regionale lo scorso luglio e ora entrata nella sua operatività: ora le prime 54 associazioni firmatarie avranno 90 giorni per formulare e formalizzare gli impegni diretti che hanno scelto di assumere sui temi afferenti a quello della sostenibilità tra cui ad esempio economia circolare, transizione energetica, mobilità sostenibile.

Nei giorni che precedono la mobilitazione internazionale dei Fridays for Future, l’assessore sottolinea nel video anche un altro punto, ovvero come la sostenibilità non abbia “colore politico”.

Da parte sua, Regione Lombardia ha deciso di prendere parte con una propria rappresentanza, guidata da Cattaneo, alla delegazione italiana al "Climate Action summit"  di New York, nonché al summit dedicato in modo specifico ai 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGS) fissati dall'ONU. 

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19 set 2019

Ha preso il via da Palazzo Pirelli la nuova sfida di Regione Lombardia, lanciata con la firma del Protocollo per lo Sviluppo Sostenibile. L’ambizione è quella di fare del territorio che è già motore economico del Paese una ‘locomotiva sostenibile’, in grado di trainare la transizione nazionale a nuovi modelli di sviluppo.

La sfida

Per conquistare questa leadership, Regione ha scelto la strada di politiche e pratiche co-progettate insieme al territorio. Per questo ha chiamato a raccolta associazioni attive sui temi ambientali, quelle delle categorie economiche e sociali e le istituzioni lombarde.

A loro ha chiesto anzitutto di diffondere in modo capillare tra i propri associati la conoscenza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, fissati dall’ONU con l’Agenda 2030 (che traccia l’insieme dei traguardi da raggiungere a livello globale entro quella data). Allo stesso tempo, il Protocollo vincola anche ad assumere impegni concreti - che le associazioni hanno tre mesi di tempo per formalizzare -, declinati a partire dalle proprie competenze e dalle proprie specificità (l'elenco dei sottoscrittori e il testo del Protocollo si trovano in fondo alla pagina dedicata, a questo link).

In 54 dunque hanno risposto all’appello e sottoscritto, la mattina del 18 settembre, il Protocollo (vedi l’elenco in allegato). Alla presenza anche di un rappresentante dell’ONU, intervenuto a testimoniare l’interesse per un’iniziativa che chiede un’assunzione di responsabilità in prima persona a tutti i protagonisti dello sviluppo del territorio.

Fontana: impegni rispettati

In questo video il commento del presidente di Regione Lombardia, primo firmatario con l’assessore all’Ambiente e al Clima Raffaele Cattaneo e quello allo Sviluppo Alessandro Mattinzoli:

 

 

“La definizione di obiettivi comuni tra i vari sottoscrittori, che rappresentano il mondo associativo, dell’industria, delle imprese, dei sindacati, va nella direzione dell'applicazione dell'Agenda 2030 dell'Onu e di un futuro di sviluppo sostenibile, ponendo, ancora una volta, Regione Lombardia all'avanguardia anche in questo settore - ha detto poi il presidente Fontana -. E sono molto lieto che tra i sottoscrittori ci sia anche il mondo della formazione, perché la sensibilizzazione nei confronti dei giovani è fondamentale per la costruzione di un futuro migliore”.

“L’ambiente è il nuovo nome dello sviluppo - ha sottolineato da parte sua Cattaneo -. In una realtà complessa e articolata come quella della nostra Regione, il Protocollo è lo strumento che può catalizzare l’impegno della società lombarda, delle imprese e delle istituzioni nel conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile e promuoverne lo sviluppo. Abbiamo voluto coinvolgere da subito le rappresentanze istituzionali, associative, il mondo delle università, le parti sociali ed economiche perché ciascuno fornisca un proprio contributo attivo e concreto. Serve infatti una grande alleanza tra ecologia ed economia, tra ambiente e imprese”.

“Non una firma formale ma un patto. Questo è il senso della firma di oggi:
lavorare in sinergia - ha commentato infine Mattinzoli -. L’assessore Cattaneo e il presidente Fontana sono stati molto chiari: sostenibilità, difesa dell’ambiente ed ecologia non solo come necessità ma anche come grande opportunità di sviluppo e di lavoro”.

Tra i primi sottoscrittori, molte delle associazioni già aderenti al Patto per lo sviluppo e all’Osservatorio regionale per l’Economia circolare e la Transizione energetica. Le adesioni spaziano dall’ANCI a Confindustria, da tutte le università lombarde a colossi come ENEA ed ENI; dalle associazioni degli agricoltori e quelle degli artigiani, oltre a sindacati e associazioni ambientaliste.

E dunque c’è chi cercherà di implementare tecnologie innovative per un’agricoltura con una minore impronta ambientale, chi farà formazione, chi metterà definitivamente al bando l’uso della plastica e chi promuoverà la mobilità sostenibile. Senza contare i progetti specifici avviati.

La ‘mobilitazione’ lanciata dal Protocollo non si ferma però all’iniziativa di lancio. Nei prossimi mesi infatti sarà possibile aderire via via al Protocollo, con l’impegno a una verifica periodica degli impegni presi.

 

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17 set 2019

Sulla sostenibilità Regione Lombardia punta su una costruzione delle politiche di tipo partecipativo, politiche di cui i cittadini non sono solo destinatari ma co-creatori consapevoli e responsabili.

Il presupposto è che il coinvolgimento attivo di tutta la società è fondamentale per una concreta attuazione di azioni per la sostenibilità. Questo significa ad esempio, per l’ente pubblico, promuovere e stimolare la condivisione di azioni e politiche in vista dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile fissati nell’Agenda ONU 2030 (sottoscritta nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri). Ma anche promuovere l’assunzione di impegni diretti da parte di ciascuno: dalle associazioni alle imprese.  

Un Patto con il territorio

In questa direzione, la Giunta regionale ha approvato lo scorso luglio il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile rivolto a tutti i protagonisti dello sviluppo del territorio. Obiettivo, elaborare e condividere misure che permettano a Regione Lombardia di guidare la transizione verso nuove forme e modelli di crescita.

Il Protocollo sarà firmato il prossimo 18 settembre a Palazzo Pirelli dai primi sottoscrittori. Quindi potrà raccogliere altre adesioni, nei mesi successivi, dai soggetti interessati.  

La parola ai cittadini

In linea con questi presupposti e con il percorso integrato di ricerca e innovazione responsabile introdotto dal Programma Strategico Triennale per la Ricerca, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico (PST), che punta tra l’altro a garantire una partecipazione attiva e costante dei cittadini nelle scelte programmatiche e nella loro attuazione, sulla Strategia per lo sviluppo sostenibile la Giunta regionale attiva anche una consultazione pubblica rivolta a cittadini, imprese, università, centri di ricerca, proprio su questa piattaforma.

Aperta tra fine settembre e metà novembre, avrà lo scopo di raccogliere un quadro della conoscenza sulle tematiche in oggetto e spunti che possano contribuire all’avvio di azioni mirate a supporto.

Il questionario che verrà proposto è stato predisposto dalle Direzioni Generali Ambiente e Clima e Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione, con il supporto dei 10 membri internazionali del Foro Regionale per la Ricerca e l’Innovazione, nonché dei Cluster Tecnologici Lombardi Fabbrica Intelligente (AFIL) e Chimica Verde (LGCA).

Verso una Strategia regionale

Protocollo e consultazione pubblica rappresentano due tasselli importanti verso la definizione della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, la cui approvazione (entro il 2020) è prevista dal Programma Regionale di Sviluppo della XI Legislatura come contributo concreto alla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) di cui si è dotata l’Italia.

Tra le azioni già intraprese in questa direzione c’è l’istituzione dell’Osservatorio sull’economia circolare e la transizione energetica, con l’attivazione di specifici tavoli di lavoro su spreco alimentare, fonti energetiche rinnovabili e riqualificazione energetica, gestione di alcune materie come fanghi da depurazione, inerti da demolizione, scorie di fonderia.

 

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28 ago 2019

Inaugurato a Milano il primo Centro europeo sull’economia e l’ambiente (European Institute on Economics and the Environment, EIEE), nato dalla collaborazione tra il think tank statunitense Resources for the Future e il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. A tagliare il nastro il Premio Nobel William Nordhaus, primo economista al mondo a definire le relazioni tra cambiamento climatico, crescita economica e sviluppo sostenibile.

Da Milano parte la sfida al Climate Change

Con il nuovo centro Milano e l’Europa diventano il fulcro della ricerca mondiale sui temi che molti considerano come le sfide più rilevanti dei prossimi decenni, in primis come affrontare i cambiamenti climatici garantendo benessere e sviluppo sostenibile per le generazioni attuali e future. Concetto che l’economista Nordhaus ha ribadito focalizzando il suo intervento sulla necessità di studiare “meccanismi a incentivo, che premino quindi chi partecipa attivamente agli accordi internazionali sul clima e sanzionino, invece, chi ne rimane fuori”. Solo così,ha poi aggiunto il Nobel, “l’abbattimento delle emissioni rappresenterà un beneficio per tutti i cittadini, di tutte le fasce di reddito”.

Accanto al professor Nordhaus hanno partecipato all’inaugurazione Richard Newell (Presidente RFF), Antonio Navarra (Presidente CMCC), Massimo Tavoni (Direttore RFF-CMCC European Institute on Economics e docente di Ingegneria gestionale ed economica ambientale al Politecnico di Milano), oltre a Valentina Bosetti (Professoressa di Economia Ambientale all’Università Bocconi). L’iniziativa, concretizzatasi grazie allo sforzo dei ricercatori USA e di quelli europei, fa di Milano uno dei poli all’avanguardia nello studio dei cambiamenti climatici, creando di fatto opportunità per rafforzare collaborazioni con le principali università cittadine, dal Politecnico alla Bocconi.

Oltre 50 ricercatori da più di 13 Paesi

La riduzione delle emissioni di gas serra, le tecnologie che facilitano la transizione verso un mondo senza emissioni di carbonio, il nesso tra cambiamenti climatici e migrazioni, le implicazioni nella distribuzione delle ineguaglianze e le tecniche per incentivare e premiare comportamenti virtuosi nei cittadini: queste sono alcune delle linee di ricerca sviluppate all’RFF-CMCC - European Institute on Economics and the Environment attraverso collaborazioni con le più importanti realtà a livello internazionale.

Il nuovo centro europeo è formato da una cinquantina di ricercatori provenienti da 13 nazionalità (Italia, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, USA, Bolivia, Bangladesh, India, Iran, Corea del Sud, Cina, Belgio), tutti con specializzazioni diverse ma attinenti: troviamo infatti economisti, climatologi, Data e Computer Scientists, matematici, ingegneri.

“Abbiamo a disposizione un team multidisciplinare di grande livello che ora può lavorare 24 ore su 24 per risolvere quelle domande che sono di importanza fondamentale e che finora non hanno avuto risposte chiare – spiega Massimo Tavoni, Direttore dell’European Institute on Economics and the Environment - sia che noi vogliamo conoscere l’impatto dei cambiamenti climatici sulla crescita delle economie globali e sulle ineguaglianze, sia che vogliamo approfondire i temi riguardanti le strategie di investimenti utili a raggiungere sviluppo sostenibile, sia che vogliamo conoscere i modi con cui coinvolgere cittadini e consumatori in comportamenti virtuosi dal punto di vista della crescita economica e dell'ambiente, il nostro Centro può fornire soluzioni basate su prove scientifiche e metodi di ricerca rigorosi”.

Cosa fa il nuovo Istituto Europeo

Il neonato Centro con base milanese e orizzonte internazionale è già operativo. Uno dei primi studi portati a termine, relativo alle best practices per tagliare CO2 senza incidere negativamente sull’economia e sulle tasse, è stato appena pubblicato sull’autorevole Nature Climate Change con l’obiettivo di tracciare la rotta che i diversi governi devono seguire se vogliono realmente rispettare l’Accordo di Parigi e quindi affrontare con efficacia i cambiamenti climatici e garantire misure in linea con le priorità socio-economiche di ciascuna realtà nazionale. Interessante anche un secondo studio che analizzando le quantità di CO2 emessi dai singoli Paesi, calcola poi i costi sociali ed economici futuri che i governi di questi Stati si troveranno ad affrontare per far fronte ai danni derivanti dai cambiamenti climatici imputabili proprio a quelle emissioni.

Come cambierà il clima, come cambierà il mondo

Questi risultati sono il frutto dell’utilizzo avanzato dei più recenti modelli di proiezioni climatiche che incrociate con le stime empiriche di danni economici legati al clima e previsioni socio-economiche consentono di prevedere come varierà il clima e con esso il mondo intero. Illuminante, al riguardo, il rapporto pubblicato da Crowther Lab, un centro di ricerca che si occupa di cambiamento climatico e che ha studiato la variazione delle temperature da oggi al 2050 e le conseguenze sul clima delle varie città.

In base allo studio, ad esempio, Londra potrebbe avere un clima molto simile a quello di Barcellona, Madrid, invece, già molto calda durante l’estate, potrebbe diventare come Marrakech mentre Stoccolma avrebbe un clima simile a quello di Milano. E in Italia il paragone viene fatto proprio con Milano che potrebbe diventare bollente come Dallas, in Texas. A questo link è visionabile l’interessante mappa interattiva che mostra come cambierà il clima nel corso degli anni città per città. Quello che fa il nuovo centro di ricerca euro-milanese è proprio analizzare quali ripercussioni tali mutamenti avranno su società, ambiente, economia.

 

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26 ago 2019

La plastica più inquinante, quella non riciclabile e sinora inevitabilmente destinata a termovalorizzatori o discariche, che diventa in un sol colpo risorsa economica e occupazionale. La svolta, carica anche di fondamentali benefici ambientali, si deve alla VGM Patent, società di Desenzano (Brescia) che ha trasformato i rifiuti plastici in una innovativa resina con la quale si realizzeranno pannelli truciolari ecologici ‘formaldeide free’.

Un brevetto green che fa bene anche all’export

Il brevetto, battezzato “Ass - Adesivo solido secondario”, poiché permette di ottenere la speciale colla per legno dagli scarti plastici comunemente noti come ‘plasmix’ e catalogati come Css, ossia Combustibile solido secondario, oltre a consentire il riciclo di questi rifiuti inquinanti, metterà definitivamente al bando la formaldeide, sostanza sospettata di essere cancerogena e che gli Usa, mercato chiave per l’export di truciolato Made in Italy, sono pronti a vietare.

Ecco, allora, che in soccorso al nostro pianeta blu, così come ai produttori italiani di truciolato da tempo alla ricerca di un sostitutivo low cost della formaldeide, arriva l’invenzione green dell’azienda bresciana, società nata per gestire brevetti industriali e fondata nel gennaio di quest’anno da tre soci: Vittorio De Gasperini, laureato in chimica industriale a Milano; Marco Cioli, assicuratore e Giuseppe Tavelli, titolare di un’impresa attiva nel campo della meccanica di precisione.

La colla che si mangia la plastica

La speciale resina creata dalla VGM potrebbe letteralmente liberare ogni anno il nostro Paese da un milione di tonnellate di plastica non riciclabile sfruttando, peraltro, tecnologie industriali già esistenti. Oltre all’evidente impatto positivo sull’ambiente, perché convertire la plastica significa abbattere l’inquinamento generato dalla combustione nei termovalorizzatori nonché risparmiare tonnellate di metano per la produzione di formaldeide, il brevetto della società bresciana garantirà anche un futuro al settore della produzione di pannelli in truciolato. L’innovativo collante da rifiuti plastici è adatto, infatti, per compattare il truciolato di legno, materiale che ha numerosi usi nel settore edilizio, nell’arredamento, nella falegnameria.

Truciolato più ecologico, un bene per l'economia tricolore

Ogni anno l’Italia produce circa 3 milioni di tonnellate di pannelli truciolari, sinora composti mediamente da un 80% di legno e un 20% di resine alla formaldeide, utilizzate perché a basso costo. Il pannello truciolare tricolore rappresenta un mercato che vale circa 1,2 miliardi di fatturato annuo, in gran parte alimentato dall’industria del mobile, che a sua volta vanta un giro d’affari di 42 miliardi, 17 derivati dall’export, un 20% di questi sul mercato Usa. E proprio gli Stati Uniti si apprestano a vietare entro il 2024 l’utilizzo delle resine alla formaldeide, sospettate di essere cancerogene. Se la stessa normativa entrasse in vigore anche in UE, i produttori dovrebbero passare a collanti alternativi, già in commercio ma ben più costosi. Il brevetto della VGM Patent, quindi, potrebbe anche risolvere questo problema, evitando alle industrie italiane del legno truciolare di incorrere in una lievitazione dei costi che ne minerebbe la competitività sul mercato internazionale.

Test superati, ora via alla produzione su scala industriale

Presentata e premiata a Ecomondo 2018, la fiera di riferimento in Europa per l’innovazione industriale e tecnologica dell’economia circolare, l’idea dei tre imprenditori di Desenzano è stata scelta da Corepla, il Consorzio nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, per la campagna di crowdfunding “Attacca il truciolo!”, avviata in collaborazione con la piattaforma Produzioni dal Basso, con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere lo sviluppo dell'innovativa resina, la sua validazione all’interno di un processo consolidato e su macchine già in uso, fino all’eventuale produzione industriale, una volta dimostrata la piena efficacia.

“Grazie ai fondi raccolti – raccontano i tre soci di VGM Patent - è stato possibile avviare il processo di brevettazione internazionale e completare il prototipo, contribuendo quindi alla sua validazione. Ora il progetto è consolidato – aggiungono – a fine 2018 si sono concluse positivamente le fasi di test su tutti i passaggi del processo e, al momento, stiamo lavorando all’applicazione pratica su scala industriale che culminerà nella realizzazione di un impianto pilota”.

 

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19 ago 2019

Dà vita a imballaggi ecosostenibili e di qualsiasi forma: è sia un procedimento, sia un macchinario brevettato per la lavorazione del materiale termoplastico (ovvero una plastica che si modella grazie al calore). Ecco Agripak. Quella messa a punto è un’invenzione la cui brevettazione è stata sostenuta da Regione Lombardia con Fondi Europei POR FESR 2014-2020, attraverso le risorse messe a disposizione dal bando Innodriver nel 2017.

Questo packaging dall’impatto ambientale praticamente nullo – è infatti riciclabile al 90% - può essere utilizzato in molteplici settori: dall’alimentare alla logistica industriale, dall’automotive alla pubblicità, dall’agricoltura alla gestione dei rifiuti, fino al settore nautico. Notevoli quindi i vantaggi per l’ambiente: tra gli obiettivi centrali del brevetto infatti c’è la riduzione dell’utilizzo di 22 mila tonnellate di materiale termoplastico vergine grazie all’impiego di materiale riciclato.

Tra i 17 obiettivi previsti dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile l’obiettivo 12 sollecita un consumo e una produzione responsabili. Ecco quindi un esempio di come impiegare la tecnologia per lo sviluppo di nuovi modelli di produzione sostenibili, in un’ottica di economia circolare: l’imballaggio invece di finire in discarica verrebbe riciclato quasi totalmente.

Le ricadute concrete sul territorio quindi riguardano principalmente l’Area di Specializzazione intelligente (S3) del Manifatturiero Avanzato e cioè la produzione con processi innovativi; ma anche quella dell’Agroalimentare (AG3-Alimenti sicuri per un consumo sostenibile). L’area di maggiore impiego del prodotto è quella del packaging destinato agli alimenti: in particolare l’imballaggio, stoccaggio e trasporto del pesce.

Il progetto prevede anche l’attivazione di 9 partenariati – con un incremento di 18 nuovi posti di lavoro distribuiti tra i partner - con imprese da tutto il territorio dell’Unione Europea: dalla Spagna al Portogallo all’Italia, dalla Francia alla Germania dalla Svezia, dalla Bulgaria alla Polonia fino alla Grecia.

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7 ago 2019

Si chiama MyReplast ed è il più avanzato impianto per il riciclo di materiale plastico d’Europa. A metterlo a punto, a Bedizzole di Brescia, NextChem, società del gruppo Maire Tecnimont che con 60 dipendenti e 8 controllate sta gestendo 24 iniziative tecnologiche per accelerare l’industrializzazione della chimica verde.

Realizzato sfruttando un’esclusiva tecnologia proprietaria, l’impianto si basa su di un modello di business economicamente sostenibile ed è unico in Europa per capacità produttiva, flessibilità di trattamento e qualità del prodotto finito. Lo stabilimento è in grado, infatti, di produrre oltre 40 mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati, pari al consumo di plastica di un milione di persone, praticamente di una città come Napoli.

Il rifiuto torna a nuova vita grazie alla tecnologia

L’innovativo impianto consente di trattare varie tipologie di rifiuto plastico in ingresso, sia nell’ambito del post-consumo industriale (componenti di autovetture, scarti di produzione di packaging alimentare e industriale), sia nel campo post-consumo urbano (materiale proveniente dalla selezione della raccolta differenziata). Il processo tecnologico di trattamento assicura un prodotto finito – il polimero riciclato – di qualità elevatissima, con un’efficienza di riciclo del 95%.

L’approccio seguito da Maire Tecnimont punta ad implementare la logica ‘dal prodotto alla gestione del rifiuto’: partendo infatti dalle esigenze del mercato a valle, l’obiettivo è quello di produrre un materiale con caratteristiche chimico-fisiche e proprietà meccaniche in grado di colmare l’usuale gap qualitativo con la plastica vergine (proveniente direttamente dagli idrocarburi di origine fossile). Attraverso un approccio innovativo, infatti, MyReplast migliora le proprietà del materiale plastico in entrata (up-cycling) consentendone il suo utilizzo per manufatti in grado di accedere a mercati ‘premium’ ad alto valore aggiunto.

Una nuova economia sostenibile della plastica

“Nell’ottica di una nuova economia sostenibile della plastica, MyReplast rappresenta uno step importante nella strategia di green acceleration del Gruppo” – ha spiegato Pierroberto Folgiero, AD di Maire Tecnimont, inaugurando l’impianto alla presenza tra l’altro dell’Assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. “Vogliamo essere industriali sostenibili, ma con approccio innovativo – ha poi aggiunto il presidente e fondatore del Gruppo, Fabrizio Di Amato – e al tempo stesso giocare anche un ruolo di acceleratori di startup. Per questo, in tema di ricerca e innovazione, stiamo già collaborando attivamente con atenei come il Politecnico di Milano e la LUISS di Roma”.

Carburanti e plastica da fonti rinnovabili

Attraverso la controllata NextChem, Maire Tecnimont opera non solo nel campo dell’economia circolare, ma anche in altri settori emergenti della transizione energetica con l’obiettivo, ad esempio, di mitigare gli effetti sull’ambiente delle tecnologie utilizzate per l’industria della trasformazione petrolifera, o ancora, individuare additivi o oli sostitutivi per produrre carburanti e plastiche da fonti rinnovabili.

 

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31 lug 2019

La qualità dell’aria nella pianura padana? È ‘affare’ anche europeo. Anzitutto perché l’UE è in prima fila nel progetto Prepair per il controllo delle emissioni inquinanti in atmosfera, con lo stanziamento di 10 milioni di euro sui 17 complessivi.

E perché proprio al Bacino del Po, oggetto di studio di Prepair insieme alla Slovania, l’Europa guarda come ‘area test’ di misure da applicare poi in altre zone del Vecchio Continente, comunque afflitte dal problema di un eccesso di PM10, ossidi di azoto, ozono in diversi settori.

Questo e altro spiega in questo video Guido de Wilt della Commissione europea, uno dei relatori della conferenza di midterm del progetto Prepair ospitata a metà luglio da Regione Lombardia, che insieme alle altre regioni della pianura padana è partner del progetto:

In allegato la presentazione portata da De Wilt come relatore alla conferenza sopracitata: qui sono riportati i dati dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini europei e sull’economia UE; le direttive comunitarie sul controllo delle emissioni; l’indicazione delle aree a maggiore concentrazione di PM10, come appunto la pianura padana; le buone pratiche da attuare nelle città per migliorare la qualità dell’aria e i diversi fondi a disposizione.

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30 lug 2019

Un camino a legna evoca intimità, calore domestico, benessere. Questa forma di riscaldamento domestico ha però un impatto ambientale non indifferente. Soprattutto nella pianura padana, che anche per le sue peculiarità - tra cui una velocità del vento tra le più basse d’Europa - risente particolarmente delle emissioni delle biomasse legnose.

 

Per essere precisi, nel bacino del Po il riscaldamento domestico pesa per il 55% sulla produzione di PM10. E la gran parte di questo deriva dalla combustione da legna. Ecco perché i camini e la loro corretta gestione sono all’attenzione di una parte specifica del progetto europeo Prepair per la riduzione degli inquinanti atmosferici, nell’area della pianura padana e in Slovenia. Come spiega in questo video Alberto Suppa, project manager di Prepair per Regione Lombardia:

In allegato anche la presentazione completa portata da Suppa alla conferenza midterm del progetto LifePrepair, ospitata da Regione l’11 luglio scorso.

 

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29 lug 2019

Quanto pesano effettivamente i singoli inquinanti sulla qualità dell’aria nella pianura padana, dal PM10 agli Ossidi di Azoto? E in che modo, concretamente, si può ridurli in modo significativo, per raggiugere gli obiettivi fissati dalla UE nella lotta all’inquinamento atmosferico?

Ecco alcune delle domande a cui vuole dar risposta il progetto europeo Prepair - 7 anni di durata con scadenza nel 2024, 17 milioni di euro di finanziamenti di cui 10 dalla Commissione Ue -, tra i cui partner c’è Regione Lombardia.

Tra le azioni previste dal progetto ci sono infatti anche quelle relative a una conoscenza preventiva dell’entità del problema, con l’elaborazione e condivisione di un dataset dei valori dei principali inquinanti nell’area del bacino del Po, che insieme alla Slovenia costituisce il territorio di riferimento del progetto Prepair. Un’azione complessa, dal momento che solo il territorio della pianura padana si estende per 135 mila chilometri quadrati e ospita ben 28 milioni di abitanti.

Da qui è partito il lavoro di Arpa Lombardia e delle agenzie ambientali delle altre tre regioni italiane coinvolte (Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, oltre alla provincia autonoma di Trento).

Un lavoro di censimento e di elaborazione degli scenari futuri sugli inquinanti nel bacino del Po e in Slovenia, come spiega in questo video Elisabetta Angelino (responsabile dell’Unità di Modellistica qualità dell'aria e inventari di Arpa Lombardia), fornendo le cifre sui diversi impatti di riscaldamento non industriale, traffico, agricoltura:

Si va dunque verso uno scenario di riduzione dei principali inquinanti, anche grazie - sottolinea Angelino - all’evoluzione tecnologica. Ma determinante sarà l’approccio integrato proposto proprio da Prepair, per agire in modo coordinato sui territori, in settori economici e  e su fronti diversi, fino a un ripensamento dei modi di produzione in un’ottica di maggiore sostenibilità.

La presentazione completa portata da Arpa Lombardia alla conferenza midterm del progetto Prepair è disponibile in allegato.