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17 set 2019

Sulla sostenibilità Regione Lombardia punta su una costruzione delle politiche di tipo partecipativo, politiche di cui i cittadini non sono solo destinatari ma co-creatori consapevoli e responsabili.

Il presupposto è che il coinvolgimento attivo di tutta la società è fondamentale per una concreta attuazione di azioni per la sostenibilità. Questo significa ad esempio, per l’ente pubblico, promuovere e stimolare la condivisione di azioni e politiche in vista dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile fissati nell’Agenda ONU 2030 (sottoscritta nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri). Ma anche promuovere l’assunzione di impegni diretti da parte di ciascuno: dalle associazioni alle imprese.  

Un Patto con il territorio

In questa direzione, la Giunta regionale ha approvato lo scorso luglio il Protocollo lombardo per lo Sviluppo Sostenibile rivolto a tutti i protagonisti dello sviluppo del territorio. Obiettivo, elaborare e condividere misure che permettano a Regione Lombardia di guidare la transizione verso nuove forme e modelli di crescita.

Il Protocollo sarà firmato il prossimo 18 settembre a Palazzo Pirelli dai primi sottoscrittori. Quindi potrà raccogliere altre adesioni, nei mesi successivi, dai soggetti interessati.  

La parola ai cittadini

In linea con questi presupposti e con il percorso integrato di ricerca e innovazione responsabile introdotto dal Programma Strategico Triennale per la Ricerca, l’Innovazione e il Trasferimento Tecnologico (PST), che punta tra l’altro a garantire una partecipazione attiva e costante dei cittadini nelle scelte programmatiche e nella loro attuazione, sulla Strategia per lo sviluppo sostenibile la Giunta regionale attiva anche una consultazione pubblica rivolta a cittadini, imprese, università, centri di ricerca, proprio su questa piattaforma.

Aperta tra fine settembre e metà novembre, avrà lo scopo di raccogliere un quadro della conoscenza sulle tematiche in oggetto e spunti che possano contribuire all’avvio di azioni mirate a supporto.

Il questionario che verrà proposto è stato predisposto dalle Direzioni Generali Ambiente e Clima e Ricerca, Innovazione, Università, Export e Internazionalizzazione, con il supporto dei 10 membri internazionali del Foro Regionale per la Ricerca e l’Innovazione, nonché dei Cluster Tecnologici Lombardi Fabbrica Intelligente (AFIL) e Chimica Verde (LGCA).

Verso una Strategia regionale

Protocollo e consultazione pubblica rappresentano due tasselli importanti verso la definizione della Strategia regionale per lo sviluppo sostenibile, la cui approvazione (entro il 2020) è prevista dal Programma Regionale di Sviluppo della XI Legislatura come contributo concreto alla Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS) di cui si è dotata l’Italia.

Tra le azioni già intraprese in questa direzione c’è l’istituzione dell’Osservatorio sull’economia circolare e la transizione energetica, con l’attivazione di specifici tavoli di lavoro su spreco alimentare, fonti energetiche rinnovabili e riqualificazione energetica, gestione di alcune materie come fanghi da depurazione, inerti da demolizione, scorie di fonderia.

 

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28 ago 2019

Inaugurato a Milano il primo Centro europeo sull’economia e l’ambiente (European Institute on Economics and the Environment, EIEE), nato dalla collaborazione tra il think tank statunitense Resources for the Future e il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. A tagliare il nastro il Premio Nobel William Nordhaus, primo economista al mondo a definire le relazioni tra cambiamento climatico, crescita economica e sviluppo sostenibile.

Da Milano parte la sfida al Climate Change

Con il nuovo centro Milano e l’Europa diventano il fulcro della ricerca mondiale sui temi che molti considerano come le sfide più rilevanti dei prossimi decenni, in primis come affrontare i cambiamenti climatici garantendo benessere e sviluppo sostenibile per le generazioni attuali e future. Concetto che l’economista Nordhaus ha ribadito focalizzando il suo intervento sulla necessità di studiare “meccanismi a incentivo, che premino quindi chi partecipa attivamente agli accordi internazionali sul clima e sanzionino, invece, chi ne rimane fuori”. Solo così,ha poi aggiunto il Nobel, “l’abbattimento delle emissioni rappresenterà un beneficio per tutti i cittadini, di tutte le fasce di reddito”.

Accanto al professor Nordhaus hanno partecipato all’inaugurazione Richard Newell (Presidente RFF), Antonio Navarra (Presidente CMCC), Massimo Tavoni (Direttore RFF-CMCC European Institute on Economics e docente di Ingegneria gestionale ed economica ambientale al Politecnico di Milano), oltre a Valentina Bosetti (Professoressa di Economia Ambientale all’Università Bocconi). L’iniziativa, concretizzatasi grazie allo sforzo dei ricercatori USA e di quelli europei, fa di Milano uno dei poli all’avanguardia nello studio dei cambiamenti climatici, creando di fatto opportunità per rafforzare collaborazioni con le principali università cittadine, dal Politecnico alla Bocconi.

Oltre 50 ricercatori da più di 13 Paesi

La riduzione delle emissioni di gas serra, le tecnologie che facilitano la transizione verso un mondo senza emissioni di carbonio, il nesso tra cambiamenti climatici e migrazioni, le implicazioni nella distribuzione delle ineguaglianze e le tecniche per incentivare e premiare comportamenti virtuosi nei cittadini: queste sono alcune delle linee di ricerca sviluppate all’RFF-CMCC - European Institute on Economics and the Environment attraverso collaborazioni con le più importanti realtà a livello internazionale.

Il nuovo centro europeo è formato da una cinquantina di ricercatori provenienti da 13 nazionalità (Italia, Germania, Francia, Olanda, Portogallo, USA, Bolivia, Bangladesh, India, Iran, Corea del Sud, Cina, Belgio), tutti con specializzazioni diverse ma attinenti: troviamo infatti economisti, climatologi, Data e Computer Scientists, matematici, ingegneri.

“Abbiamo a disposizione un team multidisciplinare di grande livello che ora può lavorare 24 ore su 24 per risolvere quelle domande che sono di importanza fondamentale e che finora non hanno avuto risposte chiare – spiega Massimo Tavoni, Direttore dell’European Institute on Economics and the Environment - sia che noi vogliamo conoscere l’impatto dei cambiamenti climatici sulla crescita delle economie globali e sulle ineguaglianze, sia che vogliamo approfondire i temi riguardanti le strategie di investimenti utili a raggiungere sviluppo sostenibile, sia che vogliamo conoscere i modi con cui coinvolgere cittadini e consumatori in comportamenti virtuosi dal punto di vista della crescita economica e dell'ambiente, il nostro Centro può fornire soluzioni basate su prove scientifiche e metodi di ricerca rigorosi”.

Cosa fa il nuovo Istituto Europeo

Il neonato Centro con base milanese e orizzonte internazionale è già operativo. Uno dei primi studi portati a termine, relativo alle best practices per tagliare CO2 senza incidere negativamente sull’economia e sulle tasse, è stato appena pubblicato sull’autorevole Nature Climate Change con l’obiettivo di tracciare la rotta che i diversi governi devono seguire se vogliono realmente rispettare l’Accordo di Parigi e quindi affrontare con efficacia i cambiamenti climatici e garantire misure in linea con le priorità socio-economiche di ciascuna realtà nazionale. Interessante anche un secondo studio che analizzando le quantità di CO2 emessi dai singoli Paesi, calcola poi i costi sociali ed economici futuri che i governi di questi Stati si troveranno ad affrontare per far fronte ai danni derivanti dai cambiamenti climatici imputabili proprio a quelle emissioni.

Come cambierà il clima, come cambierà il mondo

Questi risultati sono il frutto dell’utilizzo avanzato dei più recenti modelli di proiezioni climatiche che incrociate con le stime empiriche di danni economici legati al clima e previsioni socio-economiche consentono di prevedere come varierà il clima e con esso il mondo intero. Illuminante, al riguardo, il rapporto pubblicato da Crowther Lab, un centro di ricerca che si occupa di cambiamento climatico e che ha studiato la variazione delle temperature da oggi al 2050 e le conseguenze sul clima delle varie città.

In base allo studio, ad esempio, Londra potrebbe avere un clima molto simile a quello di Barcellona, Madrid, invece, già molto calda durante l’estate, potrebbe diventare come Marrakech mentre Stoccolma avrebbe un clima simile a quello di Milano. E in Italia il paragone viene fatto proprio con Milano che potrebbe diventare bollente come Dallas, in Texas. A questo link è visionabile l’interessante mappa interattiva che mostra come cambierà il clima nel corso degli anni città per città. Quello che fa il nuovo centro di ricerca euro-milanese è proprio analizzare quali ripercussioni tali mutamenti avranno su società, ambiente, economia.

 

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26 ago 2019

La plastica più inquinante, quella non riciclabile e sinora inevitabilmente destinata a termovalorizzatori o discariche, che diventa in un sol colpo risorsa economica e occupazionale. La svolta, carica anche di fondamentali benefici ambientali, si deve alla VGM Patent, società di Desenzano (Brescia) che ha trasformato i rifiuti plastici in una innovativa resina con la quale si realizzeranno pannelli truciolari ecologici ‘formaldeide free’.

Un brevetto green che fa bene anche all’export

Il brevetto, battezzato “Ass - Adesivo solido secondario”, poiché permette di ottenere la speciale colla per legno dagli scarti plastici comunemente noti come ‘plasmix’ e catalogati come Css, ossia Combustibile solido secondario, oltre a consentire il riciclo di questi rifiuti inquinanti, metterà definitivamente al bando la formaldeide, sostanza sospettata di essere cancerogena e che gli Usa, mercato chiave per l’export di truciolato Made in Italy, sono pronti a vietare.

Ecco, allora, che in soccorso al nostro pianeta blu, così come ai produttori italiani di truciolato da tempo alla ricerca di un sostitutivo low cost della formaldeide, arriva l’invenzione green dell’azienda bresciana, società nata per gestire brevetti industriali e fondata nel gennaio di quest’anno da tre soci: Vittorio De Gasperini, laureato in chimica industriale a Milano; Marco Cioli, assicuratore e Giuseppe Tavelli, titolare di un’impresa attiva nel campo della meccanica di precisione.

La colla che si mangia la plastica

La speciale resina creata dalla VGM potrebbe letteralmente liberare ogni anno il nostro Paese da un milione di tonnellate di plastica non riciclabile sfruttando, peraltro, tecnologie industriali già esistenti. Oltre all’evidente impatto positivo sull’ambiente, perché convertire la plastica significa abbattere l’inquinamento generato dalla combustione nei termovalorizzatori nonché risparmiare tonnellate di metano per la produzione di formaldeide, il brevetto della società bresciana garantirà anche un futuro al settore della produzione di pannelli in truciolato. L’innovativo collante da rifiuti plastici è adatto, infatti, per compattare il truciolato di legno, materiale che ha numerosi usi nel settore edilizio, nell’arredamento, nella falegnameria.

Truciolato più ecologico, un bene per l'economia tricolore

Ogni anno l’Italia produce circa 3 milioni di tonnellate di pannelli truciolari, sinora composti mediamente da un 80% di legno e un 20% di resine alla formaldeide, utilizzate perché a basso costo. Il pannello truciolare tricolore rappresenta un mercato che vale circa 1,2 miliardi di fatturato annuo, in gran parte alimentato dall’industria del mobile, che a sua volta vanta un giro d’affari di 42 miliardi, 17 derivati dall’export, un 20% di questi sul mercato Usa. E proprio gli Stati Uniti si apprestano a vietare entro il 2024 l’utilizzo delle resine alla formaldeide, sospettate di essere cancerogene. Se la stessa normativa entrasse in vigore anche in UE, i produttori dovrebbero passare a collanti alternativi, già in commercio ma ben più costosi. Il brevetto della VGM Patent, quindi, potrebbe anche risolvere questo problema, evitando alle industrie italiane del legno truciolare di incorrere in una lievitazione dei costi che ne minerebbe la competitività sul mercato internazionale.

Test superati, ora via alla produzione su scala industriale

Presentata e premiata a Ecomondo 2018, la fiera di riferimento in Europa per l’innovazione industriale e tecnologica dell’economia circolare, l’idea dei tre imprenditori di Desenzano è stata scelta da Corepla, il Consorzio nazionale per la Raccolta, il Riciclo ed il Recupero degli Imballaggi in Plastica, per la campagna di crowdfunding “Attacca il truciolo!”, avviata in collaborazione con la piattaforma Produzioni dal Basso, con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere lo sviluppo dell'innovativa resina, la sua validazione all’interno di un processo consolidato e su macchine già in uso, fino all’eventuale produzione industriale, una volta dimostrata la piena efficacia.

“Grazie ai fondi raccolti – raccontano i tre soci di VGM Patent - è stato possibile avviare il processo di brevettazione internazionale e completare il prototipo, contribuendo quindi alla sua validazione. Ora il progetto è consolidato – aggiungono – a fine 2018 si sono concluse positivamente le fasi di test su tutti i passaggi del processo e, al momento, stiamo lavorando all’applicazione pratica su scala industriale che culminerà nella realizzazione di un impianto pilota”.

 

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19 ago 2019

Dà vita a imballaggi ecosostenibili e di qualsiasi forma: è sia un procedimento, sia un macchinario brevettato per la lavorazione del materiale termoplastico (ovvero una plastica che si modella grazie al calore). Ecco Agripak. Quella messa a punto è un’invenzione la cui brevettazione è stata sostenuta da Regione Lombardia con Fondi Europei POR FESR 2014-2020, attraverso le risorse messe a disposizione dal bando Innodriver nel 2017.

Questo packaging dall’impatto ambientale praticamente nullo – è infatti riciclabile al 90% - può essere utilizzato in molteplici settori: dall’alimentare alla logistica industriale, dall’automotive alla pubblicità, dall’agricoltura alla gestione dei rifiuti, fino al settore nautico. Notevoli quindi i vantaggi per l’ambiente: tra gli obiettivi centrali del brevetto infatti c’è la riduzione dell’utilizzo di 22 mila tonnellate di materiale termoplastico vergine grazie all’impiego di materiale riciclato.

Tra i 17 obiettivi previsti dall’Agenda ONU 2030 per lo Sviluppo Sostenibile l’obiettivo 12 sollecita un consumo e una produzione responsabili. Ecco quindi un esempio di come impiegare la tecnologia per lo sviluppo di nuovi modelli di produzione sostenibili, in un’ottica di economia circolare: l’imballaggio invece di finire in discarica verrebbe riciclato quasi totalmente.

Le ricadute concrete sul territorio quindi riguardano principalmente l’Area di Specializzazione intelligente (S3) del Manifatturiero Avanzato e cioè la produzione con processi innovativi; ma anche quella dell’Agroalimentare (AG3-Alimenti sicuri per un consumo sostenibile). L’area di maggiore impiego del prodotto è quella del packaging destinato agli alimenti: in particolare l’imballaggio, stoccaggio e trasporto del pesce.

Il progetto prevede anche l’attivazione di 9 partenariati – con un incremento di 18 nuovi posti di lavoro distribuiti tra i partner - con imprese da tutto il territorio dell’Unione Europea: dalla Spagna al Portogallo all’Italia, dalla Francia alla Germania dalla Svezia, dalla Bulgaria alla Polonia fino alla Grecia.

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7 ago 2019

Si chiama MyReplast ed è il più avanzato impianto per il riciclo di materiale plastico d’Europa. A metterlo a punto, a Bedizzole di Brescia, NextChem, società del gruppo Maire Tecnimont che con 60 dipendenti e 8 controllate sta gestendo 24 iniziative tecnologiche per accelerare l’industrializzazione della chimica verde.

Realizzato sfruttando un’esclusiva tecnologia proprietaria, l’impianto si basa su di un modello di business economicamente sostenibile ed è unico in Europa per capacità produttiva, flessibilità di trattamento e qualità del prodotto finito. Lo stabilimento è in grado, infatti, di produrre oltre 40 mila tonnellate all’anno di polimeri riciclati, pari al consumo di plastica di un milione di persone, praticamente di una città come Napoli.

Il rifiuto torna a nuova vita grazie alla tecnologia

L’innovativo impianto consente di trattare varie tipologie di rifiuto plastico in ingresso, sia nell’ambito del post-consumo industriale (componenti di autovetture, scarti di produzione di packaging alimentare e industriale), sia nel campo post-consumo urbano (materiale proveniente dalla selezione della raccolta differenziata). Il processo tecnologico di trattamento assicura un prodotto finito – il polimero riciclato – di qualità elevatissima, con un’efficienza di riciclo del 95%.

L’approccio seguito da Maire Tecnimont punta ad implementare la logica ‘dal prodotto alla gestione del rifiuto’: partendo infatti dalle esigenze del mercato a valle, l’obiettivo è quello di produrre un materiale con caratteristiche chimico-fisiche e proprietà meccaniche in grado di colmare l’usuale gap qualitativo con la plastica vergine (proveniente direttamente dagli idrocarburi di origine fossile). Attraverso un approccio innovativo, infatti, MyReplast migliora le proprietà del materiale plastico in entrata (up-cycling) consentendone il suo utilizzo per manufatti in grado di accedere a mercati ‘premium’ ad alto valore aggiunto.

Una nuova economia sostenibile della plastica

“Nell’ottica di una nuova economia sostenibile della plastica, MyReplast rappresenta uno step importante nella strategia di green acceleration del Gruppo” – ha spiegato Pierroberto Folgiero, AD di Maire Tecnimont, inaugurando l’impianto alla presenza tra l’altro dell’Assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo. “Vogliamo essere industriali sostenibili, ma con approccio innovativo – ha poi aggiunto il presidente e fondatore del Gruppo, Fabrizio Di Amato – e al tempo stesso giocare anche un ruolo di acceleratori di startup. Per questo, in tema di ricerca e innovazione, stiamo già collaborando attivamente con atenei come il Politecnico di Milano e la LUISS di Roma”.

Carburanti e plastica da fonti rinnovabili

Attraverso la controllata NextChem, Maire Tecnimont opera non solo nel campo dell’economia circolare, ma anche in altri settori emergenti della transizione energetica con l’obiettivo, ad esempio, di mitigare gli effetti sull’ambiente delle tecnologie utilizzate per l’industria della trasformazione petrolifera, o ancora, individuare additivi o oli sostitutivi per produrre carburanti e plastiche da fonti rinnovabili.

 

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31 lug 2019

La qualità dell’aria nella pianura padana? È ‘affare’ anche europeo. Anzitutto perché l’UE è in prima fila nel progetto Prepair per il controllo delle emissioni inquinanti in atmosfera, con lo stanziamento di 10 milioni di euro sui 17 complessivi.

E perché proprio al Bacino del Po, oggetto di studio di Prepair insieme alla Slovania, l’Europa guarda come ‘area test’ di misure da applicare poi in altre zone del Vecchio Continente, comunque afflitte dal problema di un eccesso di PM10, ossidi di azoto, ozono in diversi settori.

Questo e altro spiega in questo video Guido de Wilt della Commissione europea, uno dei relatori della conferenza di midterm del progetto Prepair ospitata a metà luglio da Regione Lombardia, che insieme alle altre regioni della pianura padana è partner del progetto:

In allegato la presentazione portata da De Wilt come relatore alla conferenza sopracitata: qui sono riportati i dati dell’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute dei cittadini europei e sull’economia UE; le direttive comunitarie sul controllo delle emissioni; l’indicazione delle aree a maggiore concentrazione di PM10, come appunto la pianura padana; le buone pratiche da attuare nelle città per migliorare la qualità dell’aria e i diversi fondi a disposizione.

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30 lug 2019

Un camino a legna evoca intimità, calore domestico, benessere. Questa forma di riscaldamento domestico ha però un impatto ambientale non indifferente. Soprattutto nella pianura padana, che anche per le sue peculiarità - tra cui una velocità del vento tra le più basse d’Europa - risente particolarmente delle emissioni delle biomasse legnose.

 

Per essere precisi, nel bacino del Po il riscaldamento domestico pesa per il 55% sulla produzione di PM10. E la gran parte di questo deriva dalla combustione da legna. Ecco perché i camini e la loro corretta gestione sono all’attenzione di una parte specifica del progetto europeo Prepair per la riduzione degli inquinanti atmosferici, nell’area della pianura padana e in Slovenia. Come spiega in questo video Alberto Suppa, project manager di Prepair per Regione Lombardia:

In allegato anche la presentazione completa portata da Suppa alla conferenza midterm del progetto LifePrepair, ospitata da Regione l’11 luglio scorso.

 

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29 lug 2019

Quanto pesano effettivamente i singoli inquinanti sulla qualità dell’aria nella pianura padana, dal PM10 agli Ossidi di Azoto? E in che modo, concretamente, si può ridurli in modo significativo, per raggiugere gli obiettivi fissati dalla UE nella lotta all’inquinamento atmosferico?

Ecco alcune delle domande a cui vuole dar risposta il progetto europeo Prepair - 7 anni di durata con scadenza nel 2024, 17 milioni di euro di finanziamenti di cui 10 dalla Commissione Ue -, tra i cui partner c’è Regione Lombardia.

Tra le azioni previste dal progetto ci sono infatti anche quelle relative a una conoscenza preventiva dell’entità del problema, con l’elaborazione e condivisione di un dataset dei valori dei principali inquinanti nell’area del bacino del Po, che insieme alla Slovenia costituisce il territorio di riferimento del progetto Prepair. Un’azione complessa, dal momento che solo il territorio della pianura padana si estende per 135 mila chilometri quadrati e ospita ben 28 milioni di abitanti.

Da qui è partito il lavoro di Arpa Lombardia e delle agenzie ambientali delle altre tre regioni italiane coinvolte (Piemonte, Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, oltre alla provincia autonoma di Trento).

Un lavoro di censimento e di elaborazione degli scenari futuri sugli inquinanti nel bacino del Po e in Slovenia, come spiega in questo video Elisabetta Angelino (responsabile dell’Unità di Modellistica qualità dell'aria e inventari di Arpa Lombardia), fornendo le cifre sui diversi impatti di riscaldamento non industriale, traffico, agricoltura:

Si va dunque verso uno scenario di riduzione dei principali inquinanti, anche grazie - sottolinea Angelino - all’evoluzione tecnologica. Ma determinante sarà l’approccio integrato proposto proprio da Prepair, per agire in modo coordinato sui territori, in settori economici e  e su fronti diversi, fino a un ripensamento dei modi di produzione in un’ottica di maggiore sostenibilità.

La presentazione completa portata da Arpa Lombardia alla conferenza midterm del progetto Prepair è disponibile in allegato.

 

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26 lug 2019

Velocità del vento, inquinanti secondari, le azioni coordinate necessarie a ridurre le emissioni, la spesa su questo fronte dal 2005 a oggi. È una fotografia precisa delle peculiarità e degli scenari nella pianura padana quella tracciata dall’ingegnere Gian Luca Gurrieri di Regione Lombardia, nel suo intervento alla conferenza di midterm del progetto europeo Life Prepair sulla qualità dell’aria nell’area del bacino del Po.

Una sintesi dei punti toccati in questo video:

Quello che emerge, dunque, è la necessità di interventi integrati. Tra Regioni diverse - quattro quelle coinvolte nel progetto ovvero Piemonte, Veneto ed la capofila Emilia-Romagna, oltre alla Lombardia -, ma anche in settori diversi. Agricoltura, mobilità, biomasse, efficienza energetica: sono molti gli ambiti in cui la lotta all’inquinamento atmosferico dovrà far sentire il suo peso, e l’innovazione tecnologica nei diversi ambiti non potrà che tenerne conto.

In allegato la presentazione completa portata alla conferenza, con l’indicazione dei trend relativi all’emissione dei principali inquinanti, gli obiettivi da raggiungere, secondo le tempistiche fissate dall’Unione, e il contributo che può arrivare proprio dall’Europa.

 

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25 lug 2019

Dati, strategie, fondi, percezione dei cittadini: insomma uno sguardo a 360° sull’inquinamento atmosferico nella pianura padana. Questo ha offerto la  conferenza di medio termine del progetto “PrepAir - The Po Basin together for the quality of life”, che Regione Lombardia ha ospitato l’11 luglio.

L’importanza del progetto e gli obiettivi di Regione sul fronte della lotta agli inquinanti sono illustrati in questo video dall’assessore all’Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, che spiega anche alcune delle peculiarità del bacino del Po:

Più in dettaglio, Prepair (ovvero Po Regions Engaged to Policies of Air) prevede 36 azioni, organizzate in 5 pilastri tematici: emissioni e valutazione della qualità dell’aria, agricoltura e allevamento, biomassa, trasporti, efficienza energetica.

Si tratta insomma di “una strategia complessa”, ha sottolineato Cattaneo. Le criticità del bacino padano del resto sono note, altre meno note sono state evidenziate proprio alla conferenza. L’area del bacino del Po è per questo un oggetto di studio - e di test di buone pratiche sul fronte della lotta agli inquinanti - davvero significativo.

Il Bacino del Po, un’area complessa

Basti pensare che nella pianura padana risiedono ben 23 milioni di persone - pari al 40% della popolazione italiana - e che in quest’area viene prodotto il 50% del PIL nazionale. Numeri che comportano ovviamente emissioni rilevanti eppure - nota l’indagine condotta nell’ambito del progetto UE - “inferiori alla media europea e in linea con quelle dei Paesi tecnologicamente più avanzati, se rapportate al PIL o al numero di abitanti, segno di standard tecnologici e pratiche gestionali tra le più avanzate”.

Detto questo, “le peculiari condizioni meteoclimatiche della pianura padano rendono particolarmente difficile la dispersione degli inquinanti, provocando superamenti dei valori limite per polveri, ossidi di azoto ed ozono”.

E l’indagine “Valuta l’aria” svela che la percezione dei cittadini sulla qualità dell’aria nel bacino del Po è negativa, anche se le emissioni dei principali inquinanti sono in calo: lanciata nel novembre 2018 e condotta su oltre 7.300 persone di tutti i 42 capoluoghi di provincia dell’aria, la ricerca rivela che per il 63% degli intervistati l’aria è peggiorata (l’indagine completa è scaricabile a questo link).

La soluzione proposta dal progetto UE è quella di una strategia e misure integrate e coordinate tra le Regioni interessate - alla conferenza erano presenti anche gli assessori all’Ambiente dell’Emilia-Romagna Paola Gazzolo e del Piemonte Matteo Marnati - per promuovere “stili di vita, di produzione e di consumo più sostenibili”. In questo l’innovazione tecnologica può giocare un ruolo importante.

Il Protocollo di Torino

“Ai primi di giugno a Torino - ha ricordato a questo proposito Cattaneo  - in occasione del ‘Clean Air Dialogue’ con la Commissione europea si è firmato un protocollo con impegni precisi per ridurre l’inquinamento atmosferico, con misure che toccano i tre settori maggiormente responsabili: trasporti, agricoltura e riscaldamento domestico a biomassa. Questo il senso dell’impegno che stiamo svolgendo e che svolgeremo anche negli anni a venire”.

Il nodo Infrastrutture

Da parte sua l’assessore Marnati ha ricordato che “il tema delle infrastrutture non è solo di carattere economico, ma investe anche il beneficio ambientale. La realizzazione della TAV, in base all’analisi costi-benefici, porterebbe a una riduzione di un milione di tir all’anno con un decremento di 3 milioni di tonnellate di Co2 all’anno in atmosfera e 26 milioni entro il 2030. L’Europa chiede che il 30% delle merci si sposti su rotaia. Ciò sarà possibile se si termineranno le grandi opere come la TAV, il terzo valico e nodi ferroviari di Torino e Novara. Per Torino, le energie vanno concentrate sulla realizzazione della metropolitana. La nuova linea toglierebbe dalla circolazione 80 mila auto al giorno”.

Uno strumento straordinario

“Il progetto ‘Prepair’, di cui l’Emilia-Romagna è capofila, si sta rivelando uno strumento straordinario per guidare le regioni del Bacino Padano verso risultati sempre migliori - ha commentato poi l’assessore Gazzolo -: l’analisi degli scenari emissivi finora condotta fa emergere con chiarezza che, lavorando insieme, entro il 2025 è possibile abbattere di circa il 40% le concentrazioni di polveri sottili e gli ossidi di azoto e del 22% quelle di ammoniaca”.

 

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3 lug 2019

Dalle città di oggi alle smart city di domani il percorso da compiere è ancora lungo. E passa non solo dalla digitalizzazione, ma - ancora prima - dalla riqualificazione urbana degli spazi. Sotto il profilo energetico e ambientale.

Il nodo delle bonifiche delle aree abbandonate, in particolare, si pone come ineludibile. Non a caso, l’impatto delle bonifiche sui processi di rigenerazione rimane uno dei maggiori aspetti in discussione tra i vari players - pubblici e privati - coinvolti nelle trasformazioni urbane.

La bonifica dei siti da rigenerare rappresenta infatti ancora oggi, un rischio in termini di costi e tempi e, quindi, un disincentivo a investire nei brownfields, ovvero nella riqualificazione di aree industriali dismesse che invece possono rappresentare una grande opportunità di sviluppo sociale ed economico, oltre che di tutela ambientale.

Non solo. Oltre ai problemi legati alla nota complessità normativa e amministrativa, il tema delle bonifiche soffre spesso di una spettacolarizzazione degli effetti negativi, associata a una comunicazione poco efficace e a una scarsa conoscenza delle tecniche e delle norme di intervento nell’ambito della rigenerazione.

In questo quadro, Regione Lombardia e AUDIS - associazione Aree Urbane DISmesse - organizzano per l’8 luglio il convegno “Il suolo circolare. Una nuova cultura di bonifica per la rigenerazione urbana”.

Qui verranno discusse le proposte emerse da tre workshop realizzati da febbraio ad aprile 2019 su norme, sostenibilità sociale ed economia.

Il confronto tra oltre 50 esperti invitati ha individuato elementi che rappresentano un filo conduttore dei tre argomenti trattati, così come aspetti di innovazione e spunti di riflessione su soluzioni innovative da attuarsi nel breve e nel medio-lungo termine.

L’appuntamento è dalle 9 alle 13.30, all’Auditorium Gaber di Palazzo Pirelli (piazza Duca D’Aosta n. 3, Milano).

Le iscrizioni a questo link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-il-suolo-circolare-una-nuova-cultura-di-bonifica-per-la-rigenerazione-urbana-63468962375

Per informazioni: tel. 340 6483093, email segreteria@audis.it

 

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4 giu 2019

Nell’ambito della Presidenza Italiana EUSALP 2019, Regione Lombardia e Confindustria Lombardia organizzano il 3-4 luglio 2019 a Milano l’evento “Circular economy to boost macroregional sustainable growth - Boostalps 2.0”.

Obiettivo dell’evento è aprire un dibattito a livello macroregionale sul tema dell’economia circolare, per poi approfondirne le opportunità nel settore tessile al fine di offrire agli attori che operano nella filiera l’occasione per esplorare nuove soluzioni, modelli di business, tecnologie e opportunità di R&S.

A chi si rivolge

L’iniziativa gratuita è rivolta a enti, aziende, università, centri di ricerca, associazioni, cluster e istituzioni politiche provenienti dalle regioni d’Europa interessate dalla Strategia per la Macroregione Alpina (EUSALP).

In particolare, “Boostalps 2.0” si indirizza a soggetti coinvolti nei processi decisionali per la promozione dell’economia circolare, nelle politiche pubbliche e nelle strategie aziendali; a quelli interessati a incontrare i maggiori player della filiera tessile, o alla ricerca di partner commerciali e tecnologici; a realtà in possesso di un un’idea innovativa o di un progetto di economia circolare. E ancora, a tutti coloro che sono incuriositi dalle sfide dell’economia circolare e disponibili a confrontarsi a livello internazionale.

In allegato la bozza di programma dell’evento.

La registrazione può essere effettuata entro il 28 giugno 2019 sul sito https://boostalps2019.b2match.io/

Per maggiori informazioni, in particolare sulla sessione di B2B si può chiamare lo 0258370800 o scrivere all’indirizzo email: een1@confindustria.lombardia.it.

 

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26 ott 2018

"Da oggi Spin-off, Start Up, PMI innovative, Ricercatori e Professional tech-oriented possono candidare il proprio progetto al bando di concorso di Open Innovation promosso da Leonardo, Ferrovie dello Stato, MBDA e Iren.";"

TECH UP 2018 – competition di Fondazione Ricerca & Imprenditorialità (FR&I) esteso a tutto il territorio nazionale per Spin-off, Start Up, PMI innovative, Ricercatori e Professional tech-oriented – prende il via il 1° ottobre. La call, nata in risposta di particolari necessità di Open Innovation delle Grandi Industria – Leonardo, Ferrovie dello Stato, MBDA e Iren – è finalizzata alla ricerca di progetti con un potenziale innovativo in risposta a 3 diverse classi di innovation needs: TECHNOLOGY – trend tecnologici, TOPIC – esigenze per futuri sviluppi strategici, INNOVATION – nuove opportunità per mercati tradizionali. I vincitori usufruiranno di un canale privilegiato di incontro diretto con le Grandi Imprese partecipanti tramite un percorso di accelerazione di FR&I, unico nel panorama italiano.

I progetti dovranno essere proposti attraverso la sottoscrizione di TECH UP 2018 sul sito http://www.fondazioneri.it/bando-start-up-pmi-tech-up-2018/ entro il 31 gennaio 2019, e tra questi verranno selezionati quelli adeguati ad avviare rapporti strutturati con le Grandi Imprese partner coinvolte.

TECH UP 2018 rappresenta per i proponenti a maggior potenziale, un’opportunità unica: potranno, già dall’inizio, prendere contatti e avviare rapporti strutturati con le Grandi Industrie interessate, e accedere a supporto e consulenza finanziaria agevolata presso gli Investitori Istituzionali.

I vincitori verranno quindi inseriti in training formativi, comprendenti servizi di elevato valore tra cui la disponibilità di Senior Advisor di grande esperienza per attività di assessment e appropriato supporto specialistico, con la possibilità di favorire, tra l’altro, lo sviluppo di una nuova imprenditorialità tech-oriented radicata sul territorio italiano.

TECH UP 2018 sarà promossa con un Road Show che toccherà svariate tappe nelle principali città italiane. Il calendario sarà comunicato prossimamente attraverso il sito http://www.fondazioneri.it/bando-start-up-pmi-tech-up-2018/  e i social Facebook e Linkedin di Fondazione R&I Ricerca e Imprenditorialità. Durante le tappe potranno essere forniti ai partecipanti e agli Stakeholder incontri one-to-one di approfondimento con Fondazione R&I ed i suoi Partner.

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